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	<title>Turismo &#8211; Comune di Pietrafitta</title>
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	<title>Turismo &#8211; Comune di Pietrafitta</title>
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		<title>31/05/2023 &#8211; Luoghi, viste e particolari di Pietrafitta</title>
		<link>https://comune.pietrafitta.cs.it/novita/31-05-2023-luoghi-viste-e-particolari-di-petrafitta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Lucente]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2023 09:18:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alcuni dei luoghi più caratteristici, scorci e viste presenti sul territorio di Pietrafitta Luoghi e Monumenti Petrafitta: E&#8217; possibile visualizzare le immagini presenti nella galleria allegata.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni dei luoghi più caratteristici, scorci e viste presenti sul territorio di Pietrafitta</p>
<p>Luoghi e Monumenti Petrafitta:</p>
<ul>
<li>E&#8217; possibile visualizzare le immagini presenti nella galleria allegata.</li>
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		<title>Frà Angelo Da Pietrafitta (Scultore, religioso)</title>
		<link>https://comune.pietrafitta.cs.it/novita/fra-angelo-da-pietrafitta-scultore-religioso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Lucente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 14:36:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Personaggi Illustri Poche sono le notizie  sulla vita di questo frate laico che ha lasciato una  impronta importante  nella scultura sacra del meridione del suo tempo, alimentando con la sue opere  il culto verso la Passione di Gesù Cristo. Pur avendo appreso la sua arte dal Beato Umile da Petralia Soprana e da Padre Giovanni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Personaggi Illustri</p>
<p>Poche sono le notizie  sulla vita di questo frate laico che ha lasciato una  impronta importante  nella scultura sacra del meridione del suo tempo, alimentando con la sue opere  il culto verso la Passione di Gesù Cristo.</p>
<p>Pur avendo appreso la sua arte dal Beato Umile da Petralia Soprana e da Padre Giovanni da Reggio Calabria, impresse ai suoi Crocifissi uno stile che lo contraddistingue dai maestri, risultando piuttosto misurato nella forma. Da tutti conosciuto come Fra’ Angelo da Pietrafitta, in realtà da alcuni cronisti viene detto da Aprigliano. L’equivoco nasce probabilmente dal fatto che i due paesi della Presila cosentina sono limitrofi, più conosciuto  era il secondo e serviva come punto di riferimento per meglio individuare il luogo.</p>
<p>Nella <em>Relazione</em> circa l’origine di un crocifisso della chiesa conventuale di San Giovanni Battista di Piglio (FR),  si dice: <em>“Il suddetto Fra’ Angelo laico è morto in concetto di santità nella sua Provincia in Regno di Napoli poco prima dell’anno 1699”</em>. Non è dato  sapere i dettagli della  sua formazione, così come  delle opere giovanili. Di certo collaborò con un frate che chiama Maestro negli anni 1684–1686 durante la realizzazione di due crocifissi nelle chiese di Subiaco e Carpineto Romano. Da solo invece  scolpì il crocifisso di Piglio, che lo fece meglio conoscere ai suoi superiori, i quali lo chiamarono a Roma per incaricarlo di  realizzare un crocifisso per il convento di san Francesco a Ripa e che consegnò all’ammirazione dei fedeli alla fine del 1686.</p>
<p>Per qualche anno non abbiamo più sue notizie quasi si ritirasse a meditare sulla Passione per meglio in seguito realizzare le suo opere che troviamo in abbondanza nella penisola Salentina ed in Basilicata e qualcuna nella regione che gli diede i natali. In questa ultima famoso e molto venerato il Crocifisso che si trova nel convento di Pietrafitta. Visse gli ultimi anni della sua esistenza in Calabria dove “sorella morte” lo colse alla fine del ‘600.</p>
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		<title>Francesca Serra Le Pera (Poetessa)</title>
		<link>https://comune.pietrafitta.cs.it/novita/francesca-serra-le-pera-poetessa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Lucente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 14:32:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Personaggi Illustri Francesca Serra Le Pera è nata a Pietrafitta nell’agosto 1932 e vi ha trascorso parte della sua fanciullezza. Trasferitasi a Cosenza per studiare, presso il Liceo-Ginnasio “Bernardino Telesio”, risiedendo  nel collegio delle domenicane, svolge  con brillanti risultati tutte le classi. Si laurea in giurisprudenza a Napoli nel 1956 e successivamente, sempre nella città [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Personaggi Illustri</p>
<p>Francesca Serra Le Pera è nata a Pietrafitta nell’agosto 1932 e vi ha trascorso parte della sua fanciullezza. Trasferitasi a Cosenza per studiare, presso il Liceo-Ginnasio “Bernardino Telesio”, risiedendo  nel collegio delle domenicane, svolge  con brillanti risultati tutte le classi. Si laurea in giurisprudenza a Napoli nel 1956 e successivamente, sempre nella città partenopea, nel 1959 consegue la laurea in filosofia. Svolge studi di filosofia teoretica con il professore Carbonara. Studia con passione i classici greci e latini, la poesia italiana, il verso e la tecnica compositiva afferenti alla lirica contemporanea e la lingua-dialetto della sua regione ed in particolare della sua amata Pietrafitta che traspone nei versi anche quando, ormai, non più residente immortala avvenimenti della vita personale sullo sfondo di quella propriamente paesana. Attraverso l’uso dell’arguta metafora dipinge i colori dell’anima ed i luoghi dai quali derivano le riflessioni che costruiscono l’assetto speculativo del suo pensiero-poesia. Si dedica non solo alla strutturazione del verso in  vernacolo, ma anche in lingua. Ottiene premi prestigiosi non solo in ambito regionale. Insegna nelle scuole elementari.</p>
<p>Sposa nel 1962 il medico Mario Le Pera di Aprigliano, dal quale ha tre figli, e va a vivere a Cosenza.  Ritiratasi dall’insegnamento nel 1983 si dedica alla ricerca profonda e compone sia opere in versi che riflessioni filosofiche fino alla morte, che la coglie nella città dei  Bruzia il 25 dicembre del 1998. Riposa nel cimitero della sua Pietrafitta.  Una importante, ed inedita raccolta dei suoi versi (in lingua ed in vernacolo), l’unica, è stata pubblicata con Introduzione, Nota al testo e note esplicative da Antonio D’Elia (UNICAL), per i tipi dell’Editore Luigi Pellegrini di Cosenza nel  2004: «La poesia di Francesca Serra Le Pera è volta a riflettere la condizione interiore  dell’uomo, la precarietà del suo stato, “ l’imbarazzo dell’anima”, che anela, in una dialogicità problematizzante col proprio io, al Dio della vita – così scrive Antonio D’Elia –. Il verso – continua il critico D’Elia – spinge ‘là dove/ non esistono/ i tramonti’».</p>
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		<title>Domenico Bianchi (Giornalista, pubblicista)</title>
		<link>https://comune.pietrafitta.cs.it/novita/domenico-bianchi-giornalista-pubblicista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Lucente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 14:28:53 +0000</pubDate>
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		<title>Settimio Tancredi (Pittore, scultore)</title>
		<link>https://comune.pietrafitta.cs.it/novita/settimio-tancredi-pittore-scultore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Lucente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 14:26:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Personaggi Illustri Nato a Pietrafitta il 06/02/1903. Rimasto orfano all’età di otto anni, studia in collegio a Cosenza, dimostrando subito la sua passione per il disegno che poi coltiva negli studi superiori all&#8217;Istituto tecnico dove, sotto la guida del maestro Enrico Salfi, noto pittore cosentino, si dedica  alla pittura e alla scultura. Contribuiscono alla sua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Personaggi Illustri</p>
<p>Nato a Pietrafitta il 06/02/1903. Rimasto orfano all’età di otto anni, studia in collegio a Cosenza, dimostrando subito la sua passione per il disegno che poi coltiva negli studi superiori all&#8217;Istituto tecnico dove, sotto la guida del maestro Enrico Salfi, noto pittore cosentino, si dedica  alla pittura e alla scultura. Contribuiscono alla sua formazione artistica alcune importanti frequentazioni negli ambienti culturali napoletani e romani. Nella capitale, dove era stato introdotto dallo zio Umberto Tancredi, giudice istruttore del delitto Matteotti e per questo inviso al regime, lavora anche per un certo periodo a Cinecittà dove realizza pregevoli cartelloni per scenografia. Nel 1939 fa ritorno definitivamente in Calabria dove prosegue la sua intensa attività artistica.</p>
<p>Umile e generoso, profuse la sua vita per l&#8217;arte, senza badare ai guadagni. Convolato a nozze giovanissimo, per mantenere la famiglia non disdegnò di prestare la sua opera anche dietro modesto compenso, soprattutto se la commessa gli veniva da enti con scarse possibilità economiche.</p>
<p>I suoi viaggi e la partecipazione a manifestazioni artistiche erano  finalizzati alla conoscenza di artisti di talento e alle visite dei grandi musei dove studiava le opere per lui più interessanti.</p>
<p>Fortemente attratto dalla natura, in particolare calabrese e mediterranea, e dall&#8217;arte classica greca,  raggiunge i risultati più alti nella scultura monumentale e nelle prove di pittura sacra e classica.</p>
<p>La sua schietta vena artistica di notevole realismo espressivo si manifesta soprattutto nelle tele di paesaggi, ritratti e figure della sua terra.</p>
<p>Egli ha partecipato a varie mostre ed esposizioni collettive ottenendo sempre il favore della critica. Opere sue si trovano  sparse soprattutto in  Calabria e Campania in piazze, chiese. edifici pubblici e collezioni private, ma anche a Roma, Bologna, Milano,Trieste, Sanremo e Bari, dove alla Fiera del Levante ebbe un encomio solenne ed ancora a Toronto in Canada.</p>
<p>Settimio Tancredi è riportato nella <em>Nuova Antologia degli Artisti Italiani Contemporanei</em>&#8221; (Milano 1951); nel <em>Dizionario degli Artisti Contemporanei</em> (Trento 1953). Di lui è stato scritto in <em>Cronaca di Calabria</em> (Cosenza 1959); <em>Parola di Vita</em> (Cosenza 1963); <em>Gazzettino del Crati</em> (Cosenza 1980); <em>Presila 80</em> (Cosenza 1995); <em>La Stadia</em> (N.3-4 2002); <em>Enciclopedia dei Comuni della Calabria</em> pubblicata dal <em>Quotidiano della Calabria</em> (Cosenza 11/2002).</p>
<p>Dopo alcuni anni di malattia, in cui continuò a lavorare in casa, la morte lo colse nella sua Pietrafitta il 20 marzo 1980 tra il cordoglio della famiglia, dei tanti amici ed estimatori e della popolazione tutta.</p>
<p>Per approfondimenti della sua biografia e della sua produzione artistica si rimanda al sito</p>
<p><a href="http://digilander.libero.it/settimio.tancredi/" target="_blank" rel="noopener">http://digilander.libero.it/settimio.tancredi/</a></p>
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		<title>Gioacchino Da Fiore</title>
		<link>https://comune.pietrafitta.cs.it/novita/gioacchino-da-fiore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Lucente]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 14:22:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Personaggi Illustri Nato a Celico, a poche decine di chilometri da San Giovanni, nel 1130 circa, Gioacchino ricevette i primi rudimenti scolastici presso Cosenza, ma ben presto fu mandato dal padre a lavorare presso l’ufficio del Giustiziere della Calabria. In seguito ad alcuni contrasti sorti sul posto di lavoro, egli si trasferì prima presso i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Personaggi Illustri</p>
<p>Nato a Celico, a poche decine di chilometri da San Giovanni, nel 1130 circa, Gioacchino ricevette i primi rudimenti scolastici presso Cosenza, ma ben presto fu mandato dal padre a lavorare presso l’ufficio del Giustiziere della Calabria. In seguito ad alcuni contrasti sorti sul posto di lavoro, egli si trasferì prima presso i Tribunali di Cosenza, poi a Palermo, dove il padre gli aveva fatto ottenere un impiego presso la corte normanna. In seguito ad un viaggio in Terrasanta, Gioacchino ebbe un cambiamento radicale: cominciando a dedicarsi allo studio delle Sacre Scritture, si ritirò dapprima in una grotta sull’Etna, quindi trascorse un anno presso l’abbazia cistercense della Sambucina.</p>
<p>Per poter continuare nella sua opera di predicazione, Gioacchino da Fiore dovette prendere i voti, pertanto compì un viaggio a Catanzaro dove venne ordinato sacerdote. In seguito si stabilì nel monastero di Santa Maria di Corazzo, di fondazione benedettina ma che aspirava a seguire la regola <a title="I monaci Cistercensi" href="http://www.angolohermes.com/Approfondimenti/Cistercensi/Cistercensi.html" target="_blank" rel="noopener">cistercense</a>, del quale, nel 1177, fu eletto abate. Tra il 1182 ed il 1184 compì un viaggio presso l’<a title="L'Abbazia di Casamari" href="http://www.angolohermes.com/luoghi/Lazio/Veroli/Casamari.html" target="_blank" rel="noopener">Abbazia di Casamari</a>, dove cominciò la stesura di due delle sue opere fondamentali: la &#8220;<em>Concordia Novi ac Veteris Testamenti</em>&#8221; (&#8220;Concordia tra il vecchio e il nuovo testamento”) e l&#8217;&#8221;<em>Expositio in Apocalypsim</em>&#8221; (&#8220;Esposizione dell&#8217;Apocalisse&#8221;).</p>
<p>In seguito torna in Calabria, ma abbandona il monastero di Corazzo ritirandosi nella località di Pietralata, che lui ribattezza &#8220;<em>Pietra Olei</em>&#8220;. I monaci, esasperati dal suo continuo assentarsi dai suoi doveri di abate, presentarono una petizione alla Curia Romana, che decise di risolvere la questione affiliando nel 1188 l’abbazia di Corazzo a quella di <a title="L'Abbazia di Fossanova" href="http://www.angolohermes.com/luoghi/Lazio/Priverno/Fossanova.html">Fossanova</a> e prosciogliendo Gioacchino dai suoi doveri di abate, autorizzandolo, di fatto, a proseguire nella sua opera di scrittura. Molta gente cominciò a radunarsi attorno a lui, e il sito di Pietralata divenne ben presto inefficace alla loro accoglienza. Gioacchino si recò sulla Sila, alla ricerca di un sito sul quale avrebbe costituito la sua nuova comunità, e lo individuò nel luogo ove oggi sorge l’abitato di San Giovanni in Fiore. Non fu facile ottenere dal re i permessi necessari per lo stanziamento in quei luoghi, ma alla fine vi riuscì, ottenendo persino un vasto possedimento terriero e alcuni privilegi su tutta la regione.</p>
<p>Nell’agosto del 1196 papa Celestino III approvò la Congregazione Florense. Da questo momento in poi l’abate si prodigò per la realizzazione del suo monastero secondo uno schema simbolico che aveva illustrato in una delle tavole del suo &#8220;<em>Liber Figurarum</em>&#8220;, incontrando spesso difficoltà e resistenze da parte soprattutto delle comunità monastiche nei territori circostanti, che venivano ad essere interessati dal progetto. L’abate morì nel 1202 presso Canale di Pietrafitta, e fu seppellito nel monastero florense di S. Martino di Canale. Intorno al 1226 i suoi resti furono traslati nell’abbazia di San Giovanni in Fiore, dove si trovano tuttora, che all’epoca era ancora in costruzione.</p>
<p>Il fulcro centrale del pensiero gioachimita è la suddivisione della storia dell’Umanità in tre ere, associate alle tre figure della Trinità. L’Era del Padre corrisponde alla narrazione biblica dell’Antico Testamento, nel periodo che va da Adamo fino ad Ozia, re di Giuda. L’Era del Figlio, corrispondente al Nuovo Testamento, comprende la venuta di Cristo, e dalla fine del regno di Ozia (746 a.C.) si dovrebbe estendere, secondo Gioacchino, fino al 1260, anno che egli aveva profetizzato come inizio della terza era, quella dello Spirito Santo. Nell’Era dello Spirito l’umanità, opportunamente preparata a tale scopo, dopo un periodo di catastrofi apocalittiche avrebbe vissuto uno stato di grazia e di purezza. Con queste idee, quindi, Gioacchino Da Fiore supera la concezione binaria (del Padre e del Figlio) che fino ad allora avevano avuto tutti i Padri della Chiesa per introdurre il modello ternario ispirato alla Santissima Trinità, introducendo l’elemento sinora mancante dello Spirito Santo.</p>
<p>Egli non ebbe vita facile per le sue idee, giacché esse non mancarono di suscitare tensioni, soprattutto nell’ambiente parigino, dove la scuola teologica gli era sempre stata avversa. Fu persino accusato di eresia, a causa di alcune frasi contro Pietro Lombardo contenute in un’opera sulla Trinità erroneamente attribuita a lui. Fu il papa Innocenzo III che, nel 1216, difende il suo nome dichiarandolo &#8220;vero cattolico&#8221;.</p>
<p>La dottrina Gioachimita, che da allora verrà chiamata &#8220;Vangelo Universale&#8221;, si diffuse e continuò ad influenzare il pensiero cristiano anche dopo il 1260, quando l’appuntamento con l’avvento dell’Era dello Spirito sembrò essere &#8220;rimandato&#8221;.</p>
<p>Oltre ad aver profondamente influenzato l’opera di Dante Alighieri, che modellò il Paradiso Terrestre secondo alcune figure simboliche elaborate dall’abate calabrese, tante figure di pensatori successivi s’ispirarono a lui. Tra questi ricordiamo i predicatori Ugo di Digne, Salimbene da Parma, Ubertino da Casale e Girolamo Savonarola, alchimisti come l’inglese Ruggero Bacone, il francese Giovanni di Rupescissa e il catalano Arnaldo da Villanova, filosofi come Guglielmo di Ockam. Quando Pietro Angeleri, predicatore ed eremita sulle montagne del Morrone, in Abruzzo, ascese al soglio pontificio come Celestino V, in molti videro nella sua figura e nelle sue opere la realizzazione delle profezie dell’abate Gioacchino.Ricordiamo, infine, che il pensiero gioachimita influenzò, nel XV sec., le dottrine filosofiche che caratterizzarono la Confraternita dei Rosa-Croce: è stato, tra l’altro, sottolineato il parallelismo, forse non casuale, tra la vita del padre eponimo Christian Rosencreutz, narrata nella &#8220;<em>Fama Fraternitatis</em>&#8221; (1614), e le vicende personali di Gioacchino.</p>
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